posso dirlo?
sì, tanto non legge quasi nessuno.
mi fa schifo tutto.
mi fan schifo quasi tutti.
detesto le persone che non sono curiose, di me o di qualsiasi altra cosa.
detesto quelli che non guardano la tv ma nemmeno leggono i giornali però poi vanno lo stesso a votare, non si in base a che cosa.
detesto quelli che proclamano orgogliosamente di mettere davanti sé stessi a chiunque altro e a qualsiasi altra cosa.
detesto quelli che mentono visibilmente.
detesto quelli che si mettono la mano davanti alla bocca quando sbadigliano.
detesto anche quelli che ti sbadigliano in faccia senza neanche mettere la mano davanti alla bocca.
detesto quelli che parlano male dei partigiani ed esaltano la zona grigia.
detesto quelli che dicono che bisogna stare nel presente se no sei immaturo.
amo solo il passato e lo amo sempre di più.
detesto la musica leggera tranne pochissimi casi.
detesto quelli che vanno ai concerti solo per ballare.
detesto il narcisismo di massa.
detesto chi non sa dire mai "scusa hai ragione" anche se lo pensa.
detesto quelli aggrappati alla loro identità come a una spada.
detesto quelli che non ascoltano.
detesto quelli che non hanno il coraggio di cantare da soli.
detesto quelli che vogliono più severità.
detesto quelli che vogliono più libertà e non sanno neppure cosa vuol dire non averla.
detesto chi proclama di essere auto-sufficiente e lo aspetto sulla riva del fiume quando vedrò passare il suo cadavere che nessuno seppellirà.
detesto chi non è neppure capace di dire grazie.
detesto dover sempre lavorare per gli altri.
detesto fare fatiche inutili.
detesto farmi il mazzo e che nessuno me lo riconosca.
detesto le famiglie unite.
detesto le finte famiglie unite.
detesto le coppie fredde e ciniche che han trovato l'equilibrio nella freddezza e nel cinismo.
mi piacciono gli irosi, i passionali, gli innamorati senza speranza, quelli che fanno gesti eclatanti.
tipo accoltellare un uomo che ti tradisce con un'altra o caricarsi sulle spalle e portar fuori di casa tutti i mobili di una che ami ma che ti tira scemo, non te la dà e poi ti controlla i messaggini perché è gelosa e ti fa le scenate se scopre che cerchi un'altra.
tipo Adele H. o la Donna della porta accanto o Catherine di Jules et Jim o Antoine Doinel in qualsiasi film o Marlon Brando in Ultimo Tango.
tipo le cose che facevo io anni fa e che non faccio più perché non ne ho più la forza.
il mondo fa già abbastanza schifo. è già abbastanza feroce e ingiusto per permettersi di essere così schifosi e poveri, così freddi e distaccati, anche nella vita privata.
questo è quello che penso e visto che nessuno, o quasi, mi legge allora stanotte pure lo dico.
lunedì 13 luglio 2009
sabato 11 luglio 2009
LES CHAINES SONT DANS NOS TETES
"Oggi tutto il villaggio appartiene a lui,
la terra e gli uomini,
gli alberi e gli animali,
le nuvole del nord e quelle del sud,
le piogge dell'est e quelle dell'ovest.
Ma quando il sole torna
ai confini dei mondi invisibili,
si reca nella piana, là dove la terra è sabbiosa,
la sua voce si leva oltre i valloni e dice:
se i negri hanno perso il controllo dell'universo
è perché pensano sempre in termini di noi!
Mai all'io, questo io straordinario che dà all'essere umano il desiderio di superarsi!"
"Ogni giorno della nostra vita ci svegliamo su una terra che appartiene ai nostri antenati ma che è comandata dai bianchi. Lavoriamo su questa terra ma i beni prodotti se ne vanno sulle navi. I nostri bambini, le nostre donne e i nostri uomini vivono secondo le regole stabilite dai bianchi: devono rispettare la loro potenza e le loro macchine, pena la prigione. Alcuni di noi vogliono ristabilire l'ordine di una volta e li combattono come possono, riuscendo a sopravvivere, come nel caso del mio villaggio. Altri considerano il passato morto per sempre. Vogliono creare un nuovo ordine e perciò hanno bisogno di prendere il potere dove possono: tra i bianchi, tra i neri, tra gli uomini, gli animali, gli spiriti e i viventi."
"Torneranno a casa quando saranno affamati, sporchi e ancora più poveri [...] Tornano sempre al punto di partenza perché arriva sempre un momento in cui i bianchi chiudono le loro fabbriche o li mettono alla porta come pezzenti"
da "Gli alberi ne parlano ancora" di Calixthe Beyala (Ed. Epoché)
martedì 30 giugno 2009
Pina
Occorre dirlo e dirselo con molta chiarezza.
Tutte le cose che abbiamo amato e nelle quali abbiamo creduto vanno scomparendo piano piano.
Il mondo in cui siamo cresciuti - i suoi luoghi, i suoi odori, i suoi suoni, le sue strade, i suoi teatri - è forse già scomparso definitivamente e per ritrovarne l'eco o la magia occorre sobbarcarsi viaggi di centinaia, a volte migliaia, di chilometri.
Parlo al plurale immaginandomi di far parte di chissà quale comunità di coetanei e affini elettivamente.
In realtà probabilmente sono solo e come sempre mi ritrovo qui, per non saper davvero dove altro andare a farlo, a piangere la scomparsa di un'altra delle dee del mio olimpo personale.
L'avevo già fatto, anni fa e su un altro blog, per Shirley Horn e poi per qualcun altro: amici, sconosciuti e naturalmente, quasi come un'ossessione, per mio padre.
E in realtà, come in tutti i funerali e in tutti i "coccodrilli", si piange non per chi non c'è più ma per noi stessi che ci ritroviamo ogni giorno più soli, angosciati e con sempre meno oggetti d'amore.
Poi sì, restano degli scomparsi i ricordi, degli scrittori i libri, dei musicisti le partiture o i dischi, di Pina Bausch magari i suoi spettacoli.
Però ognuno sa che non funziona, questa cosa non funziona.
Senza di lei, anche non sulla scena, non sarà più lo stesso.
L'energia creatrice e la poesia, a mio parere, non sono più lo stesse quando scompare chi le ha generate.
Si potranno rivedere tutti i video e riascoltare tutti i dischi, persino rileggere certi libri.
Ma nulla - nulla davvero - potrà riportarci alla sensazione fisica generata dalla presenza in vita dell'artefice di un'opera d'arte.
E così come nessuno potrà ridarci l'abbraccio di una persona amata e ci tocca andare a cercarne un altro da un'altra persona, allo stesso modo niente potrà riportarci alla sensazione provata di fronte alla bellezza e alla poesia di una creazione artistica sapendo che chi l'ha creata è lì, dietro la scena, o magari in un'altra città intento a crearne un'altra.
Perché lo sappiamo, almeno chi capisce di cosa sto parlando lo sa, Pina Bausch era uno di quegli artisti che non cessava mai di essere presente alla sua creazione, la rimetteva in scena da capo ogni volta, la rielaborava incessantemente.
Fortunata in questo, giacché l'oggetto della sua creazione non erano nient'altro che gli esseri umani, con i loro gesti, i loro vestiti, i loro desideri, le loro incertezze, il loro spaesamento, le loro urla, il loro passato e presente, la loro solitudine, le loro nevrosi, il loro invecchiamento persino.
E la poesia insita in tutto questo.
Ecco, se c'è una ragione del successo universale di Pina Bausch, sta proprio nella sua capacità di rappresentare poeticamente gli esseri umani nella loro fragilità.
E ricavare da essa un'infinita bellezza mediante l'osservazione amorosa dell'umanità stessa e il riconoscimento rispettoso delle differenze e delle culture.
E non per caso parlo di deità, giacché questo, insieme all'esercizio del "bene e della giustizia", è l'unico modo in cui immagino che chiunque possa dire di essere religioso o spirituale.
Ora chissà che ne sarà del mondo, della creazione e della bellezza.
Probabilmente percorrerà strade nuove di cui io e quelli come me nulla possono immaginare.
Sarà praticata in territori a noi sconosciuti, con linguaggi che non saremo in grado di capire, da qualcuno che non conosciamo e che neppure sa nulla di tutto ciò che siamo stati noi e quelli venuti prima di noi.
Questo è il destino purtroppo di tutta quella che i francesi chiamano "l'art vivant", sia essa musica, danza o teatro.
O l'unione di queste tre cose che, l'abbiamo compreso anche grazie a Pina Bausch, è la cosa più bella di tutte.
domenica 28 giugno 2009
giovedì 18 giugno 2009
ANDREI AL MARE
E' una bella sera di fine primavera, anche fresca, eppure me ne sto chiuso in casa come fosse inverno.
Mi preparo la cena, poi lavo i piatti intanto che ascolto un po' di musica su last.fm, finisco di studiare un paio di cose per il mio prossimo esame universitario (così, tanto per cercare di mantenere la media del 30) e poi mi piazzo davanti al computer a scrivere qualcosa per questo blog.
Blog letto circa da 4 o 5 persone più qualche incursione casuale generata da ricerche su google in merito a psicoanalisi e canzoni su Obama.
4 o 5 persone di cui conosco nome e cognome, 4 le ho incontrate e una no, di una delle 4 incontrate non sono così sicuro di sapere anche il cognome.
Di quella che non ho mai incontrato invece il cognome lo so perché l'ho scoperto più o meno casualmente entrando su facebook con uno pseudonimo.
Ecco dunque come ci ha ridotto la tecnologia comunicativa che domina le nostre vite o una parte consistente di esse: siamo tutti, chi più chi meno, chiusi nei nostri nidi-prigione dorati, ascoltiamo le nostre musiche, scriviamo queste specie di messaggi nella bottiglia o lettere d'amore o racconti brevi o elzeviri o pezzi di costume.
A ben pensarci (nel mio caso a ben discuterne con qualcuno dei 4 o 5) il meccanismo appare drammaticamente simile a quello della politica televisiva e mediatica cui ormai, almeno in Italia, siamo tutti assuefatti, certamente dall'avvento del Grande Cretino in poi.
Il meccanismo è infallibile: così come tutto quello che scriviamo qui è certamente veritiero e tuttavia effimero e destinato a perdersi nel nulla o ad essere un ago nell'enorme pagliaio della rete, allo stesso modo ogni comunicazione proveniente dal Grande Cretino (ma da oggi forse potremo chiamarlo il Grande Utilizzatore) e dalla sua lugubre combriccola, essendo meramente prodotta per essere portata sulla scena televisiva o immessa nel grande mare della comunicazione, è destinata a perdersi nel nulla, ad essere dimenticata per essere rapidamente sostituita con altre.
E questo a prescindere dal fatto se sia veritiera o meno, non cambia nulla, tanto verrà dimenticata o rimossa, certamente da chi continua a votare da quasi 15 anni la stessa persona a prescindere dagli effetti prodotti dal suo governo, a prescindere dalle scelte politiche o personali, sue e dei suoi alleati.
Il problema però è che lo stesso meccanismo avviene dalla nostra parte, nostra si fa per dire.
Qualche giorno fa, prevedendo di non recarmi al seggio per referendum e ballottaggio, ho proposto a qualcuno di andare al mare.
Non metaforicamente, sul serio.
Approfittando peraltro di un po' meno di traffico sulle strade e celebrando degnamente l'arrivo dell'estate standosene in santa pace a camminare nella pineta in silenzio.
Tuttavia, malgrado io ritenessi il mio interlocutore in qualche modo affine al pensiero anarco-freaketton-astensionista, mi è stato risposto, con mio grande stupore, che no, astenersi è peccato perché qualcuno ha sacrificato la sua vita per ottenere questa democrazia in cui viviamo e dunque non è giusto non votare.
Argomenti sacrosanti, ai quali non ho osato rispondere.
E tuttavia: qui a Milano negli ultimi decenni abbiamo ingoiato e votato di tutto, dall'ineffabile diego masi finito poi con forzaitalia all'imprenditore fumagalli ritornato ai suoi affari, per non parlare del poliziotto ferrante riciclatosi dopo la sconfitta, a quanto mi risulta, nell'azienda di romiti implicata nello scandalo dei rifiuti di Napoli o del rischio di dover andare a votare un petroliere presidente dell'Inter che per fortuna nostra ha declinato l'offerta.
Ora qualcuno mi spiega perché per l'ennesima volta io dovrei andare a votare un membro di quel partito che ha fatto di tutto (accordi pre-elettorali col Grande Cretino mentre c'era ancora il governo Prodi in carica, modifica pretestuosa della legge elettorale per le Europee con introduzione dello sbarramento del 4% e via dicendo...) per fare fuori i partiti che potrebbero rappresentarmi e per i quali ancora, assai di mala voglia, ho votato meno di quindici giorni fa?
Un politico che non ha fatto o detto nulla, dico nulla, in questi giorni, per tentare di convincermi a votarlo al ballottaggio (dove peraltro parte sotto di quasi 10 punti percentuali)? Non un gesto e non una parola.
E neppure un gesto e una parola in merito ad una faccenda sollevata fra ieri e oggi dal solito assessore o consigliere leghista che invita i vigili, il sindaco, il prefetto e non so chi altro a sgomberare con la forza un gruppo di rifugiati politici del Corno d'Africa che a suo dire "da alcuni giorni", dormono in uno spiazzo a due passi da casa mia.
Ora, io passo in questo luogo tutti i giorni e quasi tutte le sere.
Quei poveracci sono lì da quasi due mesi, dopo essere stati sgomberati da un enorme ex-residence di lusso, vuoto e abbandonato, alla periferia della città.
E per tutto il periodo pre-elettorale molti di loro hanno dormito alle spalle di un gazebo, piazzato nello stesso luogo, dello stesso partito del signore che ora dovrei votare e che peraltro, in qualità, di Presidente della Provincia, gestisce un enorme spazio culturale, dedicato a mostre e con annessa cineteca, affacciato su quello stesso spiazzo.
Alcuni di loro forse, sono fra quelli che vennero sgomberati da un altro edificio non lontano, circa due anni fa, e che da allora - ci passo davanti almeno una volta alla settimana - è rimasto abbandonato com'era già prima e con tutti gli ingressi murati per impedire ad altri di occuparlo.
Ora dunque perché io dovrei votare questo signore che, per blandire un elettorato - razzista e ossessionato dalla sicurezza - che tanto non lo voterà mai, non dice una, dico una, parola su questa faccenda lasciando tutto il campo al vario blaterare e scaricare il barile dei suoi avversari politici che ovviamente, per il meccanismo nichilista sopra analizzato, continueranno a vincere tutte le elezioni e poi mandare sempre più in rovina l'Italia senza che nessuno abbia la forza di dire nulla?
Ma torniamo ai famosi morti che ci hanno permesso tutto questo, morti più di 60 anni fa e dimenticati da tutti, o quasi.
Beh, io sinceramente andrei a votare per qualcuno che ci mettesse la faccia e la pelle ora ma non ne vedo l'ombra.
Colpiscono in questi giorni le immagini che arrivano dall'Iran.
Lì almeno c'è una borghesia urbana, colta e tecnologicamente avanzata che, forse perché hanno chiuso tutti i blog, scende in piazza e rischia la pelle per affermare la sua esistenza e per chiedere, nella lingua del mondo che li osserva nelle fotografie, "Where is my vote?".
Colpisce perché anche laggiù, a quanto pare, vi è una spaccatura fra una parte di popolazione che vive nelle campagne, ignorante e povera, che si affida al populismo menzognero e fanatico dell'attuale presidente e l'altra, concentrata per lo più a Tehran e in qualche altra città, che vuole aprirsi al mondo, cerca diritti e chiede riforme.
Qui da noi la spaccatura non è molto diversa.
Da una parte una maggioranza - ex silenziosa ora urlante - di ignoranti ma benestanti (magari a suon di cambiali) che si affidano al populismo menzognero e fascistoide del Grande Cretino e che continuano a votare coloro che garantiscono il loro benessere in vario modo (evasione fiscale, respingimenti di immigrati e via dicendo...) a prescindere dalle cose che dicono in tv e che dimenticano pochi giorni dopo.
Dall'altra una seconda maggioranza di acculturati o colti, borghesi e classe media - dipendente o precaria - più qualche sparuto operaio residuo tenacemente attaccato alle idee di 30 o 40 anni fa, anch'essi più o meno benestanti o legati al "welfare familiare" o al loro sacrosanto stipendio (finché lo avranno) che continuano a votare coloro che garantiscono il loro benessere in vario modo (risanamento dei conti dello stato, difesa sempre più flebile di stato sociale e diritti dei lavoratori, accoglimento di immigrati che puliscono le loro case e fanno quei lavori che nessuno vuole più fare e via dicendo...) a prescindere dalle cose che dicono in tv e che dimenticano pochi giorni dopo.
Io farei parte di questa seconda maggioranza e invece no, mi sento sempre più solo ed estraneo a tutto questo e anche a me viene da chiedere: "Where is my vote?".
Ma non ho una risposta a questa domanda e neppure andrò al mare perché nessuno viene con me e da solo mi verrebbe la malinconia.
Probabilmente resterò qui, esattamente come stasera, a scrivere o leggere cose che poi verranno dimenticate o rimosse per quelle 4 o 5 persone con nome, cognome e faccia.
Ma di una forse non so il cognome e un'altra l'ho vista solo in fotografia.
Mi preparo la cena, poi lavo i piatti intanto che ascolto un po' di musica su last.fm, finisco di studiare un paio di cose per il mio prossimo esame universitario (così, tanto per cercare di mantenere la media del 30) e poi mi piazzo davanti al computer a scrivere qualcosa per questo blog.
Blog letto circa da 4 o 5 persone più qualche incursione casuale generata da ricerche su google in merito a psicoanalisi e canzoni su Obama.
4 o 5 persone di cui conosco nome e cognome, 4 le ho incontrate e una no, di una delle 4 incontrate non sono così sicuro di sapere anche il cognome.
Di quella che non ho mai incontrato invece il cognome lo so perché l'ho scoperto più o meno casualmente entrando su facebook con uno pseudonimo.
Ecco dunque come ci ha ridotto la tecnologia comunicativa che domina le nostre vite o una parte consistente di esse: siamo tutti, chi più chi meno, chiusi nei nostri nidi-prigione dorati, ascoltiamo le nostre musiche, scriviamo queste specie di messaggi nella bottiglia o lettere d'amore o racconti brevi o elzeviri o pezzi di costume.
A ben pensarci (nel mio caso a ben discuterne con qualcuno dei 4 o 5) il meccanismo appare drammaticamente simile a quello della politica televisiva e mediatica cui ormai, almeno in Italia, siamo tutti assuefatti, certamente dall'avvento del Grande Cretino in poi.
Il meccanismo è infallibile: così come tutto quello che scriviamo qui è certamente veritiero e tuttavia effimero e destinato a perdersi nel nulla o ad essere un ago nell'enorme pagliaio della rete, allo stesso modo ogni comunicazione proveniente dal Grande Cretino (ma da oggi forse potremo chiamarlo il Grande Utilizzatore) e dalla sua lugubre combriccola, essendo meramente prodotta per essere portata sulla scena televisiva o immessa nel grande mare della comunicazione, è destinata a perdersi nel nulla, ad essere dimenticata per essere rapidamente sostituita con altre.
E questo a prescindere dal fatto se sia veritiera o meno, non cambia nulla, tanto verrà dimenticata o rimossa, certamente da chi continua a votare da quasi 15 anni la stessa persona a prescindere dagli effetti prodotti dal suo governo, a prescindere dalle scelte politiche o personali, sue e dei suoi alleati.
Il problema però è che lo stesso meccanismo avviene dalla nostra parte, nostra si fa per dire.
Qualche giorno fa, prevedendo di non recarmi al seggio per referendum e ballottaggio, ho proposto a qualcuno di andare al mare.
Non metaforicamente, sul serio.
Approfittando peraltro di un po' meno di traffico sulle strade e celebrando degnamente l'arrivo dell'estate standosene in santa pace a camminare nella pineta in silenzio.
Tuttavia, malgrado io ritenessi il mio interlocutore in qualche modo affine al pensiero anarco-freaketton-astensionista, mi è stato risposto, con mio grande stupore, che no, astenersi è peccato perché qualcuno ha sacrificato la sua vita per ottenere questa democrazia in cui viviamo e dunque non è giusto non votare.
Argomenti sacrosanti, ai quali non ho osato rispondere.
E tuttavia: qui a Milano negli ultimi decenni abbiamo ingoiato e votato di tutto, dall'ineffabile diego masi finito poi con forzaitalia all'imprenditore fumagalli ritornato ai suoi affari, per non parlare del poliziotto ferrante riciclatosi dopo la sconfitta, a quanto mi risulta, nell'azienda di romiti implicata nello scandalo dei rifiuti di Napoli o del rischio di dover andare a votare un petroliere presidente dell'Inter che per fortuna nostra ha declinato l'offerta.
Ora qualcuno mi spiega perché per l'ennesima volta io dovrei andare a votare un membro di quel partito che ha fatto di tutto (accordi pre-elettorali col Grande Cretino mentre c'era ancora il governo Prodi in carica, modifica pretestuosa della legge elettorale per le Europee con introduzione dello sbarramento del 4% e via dicendo...) per fare fuori i partiti che potrebbero rappresentarmi e per i quali ancora, assai di mala voglia, ho votato meno di quindici giorni fa?
Un politico che non ha fatto o detto nulla, dico nulla, in questi giorni, per tentare di convincermi a votarlo al ballottaggio (dove peraltro parte sotto di quasi 10 punti percentuali)? Non un gesto e non una parola.
E neppure un gesto e una parola in merito ad una faccenda sollevata fra ieri e oggi dal solito assessore o consigliere leghista che invita i vigili, il sindaco, il prefetto e non so chi altro a sgomberare con la forza un gruppo di rifugiati politici del Corno d'Africa che a suo dire "da alcuni giorni", dormono in uno spiazzo a due passi da casa mia.
Ora, io passo in questo luogo tutti i giorni e quasi tutte le sere.
Quei poveracci sono lì da quasi due mesi, dopo essere stati sgomberati da un enorme ex-residence di lusso, vuoto e abbandonato, alla periferia della città.
E per tutto il periodo pre-elettorale molti di loro hanno dormito alle spalle di un gazebo, piazzato nello stesso luogo, dello stesso partito del signore che ora dovrei votare e che peraltro, in qualità, di Presidente della Provincia, gestisce un enorme spazio culturale, dedicato a mostre e con annessa cineteca, affacciato su quello stesso spiazzo.
Alcuni di loro forse, sono fra quelli che vennero sgomberati da un altro edificio non lontano, circa due anni fa, e che da allora - ci passo davanti almeno una volta alla settimana - è rimasto abbandonato com'era già prima e con tutti gli ingressi murati per impedire ad altri di occuparlo.
Ora dunque perché io dovrei votare questo signore che, per blandire un elettorato - razzista e ossessionato dalla sicurezza - che tanto non lo voterà mai, non dice una, dico una, parola su questa faccenda lasciando tutto il campo al vario blaterare e scaricare il barile dei suoi avversari politici che ovviamente, per il meccanismo nichilista sopra analizzato, continueranno a vincere tutte le elezioni e poi mandare sempre più in rovina l'Italia senza che nessuno abbia la forza di dire nulla?
Ma torniamo ai famosi morti che ci hanno permesso tutto questo, morti più di 60 anni fa e dimenticati da tutti, o quasi.
Beh, io sinceramente andrei a votare per qualcuno che ci mettesse la faccia e la pelle ora ma non ne vedo l'ombra.
Colpiscono in questi giorni le immagini che arrivano dall'Iran.
Lì almeno c'è una borghesia urbana, colta e tecnologicamente avanzata che, forse perché hanno chiuso tutti i blog, scende in piazza e rischia la pelle per affermare la sua esistenza e per chiedere, nella lingua del mondo che li osserva nelle fotografie, "Where is my vote?".
Colpisce perché anche laggiù, a quanto pare, vi è una spaccatura fra una parte di popolazione che vive nelle campagne, ignorante e povera, che si affida al populismo menzognero e fanatico dell'attuale presidente e l'altra, concentrata per lo più a Tehran e in qualche altra città, che vuole aprirsi al mondo, cerca diritti e chiede riforme.
Qui da noi la spaccatura non è molto diversa.
Da una parte una maggioranza - ex silenziosa ora urlante - di ignoranti ma benestanti (magari a suon di cambiali) che si affidano al populismo menzognero e fascistoide del Grande Cretino e che continuano a votare coloro che garantiscono il loro benessere in vario modo (evasione fiscale, respingimenti di immigrati e via dicendo...) a prescindere dalle cose che dicono in tv e che dimenticano pochi giorni dopo.
Dall'altra una seconda maggioranza di acculturati o colti, borghesi e classe media - dipendente o precaria - più qualche sparuto operaio residuo tenacemente attaccato alle idee di 30 o 40 anni fa, anch'essi più o meno benestanti o legati al "welfare familiare" o al loro sacrosanto stipendio (finché lo avranno) che continuano a votare coloro che garantiscono il loro benessere in vario modo (risanamento dei conti dello stato, difesa sempre più flebile di stato sociale e diritti dei lavoratori, accoglimento di immigrati che puliscono le loro case e fanno quei lavori che nessuno vuole più fare e via dicendo...) a prescindere dalle cose che dicono in tv e che dimenticano pochi giorni dopo.
Io farei parte di questa seconda maggioranza e invece no, mi sento sempre più solo ed estraneo a tutto questo e anche a me viene da chiedere: "Where is my vote?".
Ma non ho una risposta a questa domanda e neppure andrò al mare perché nessuno viene con me e da solo mi verrebbe la malinconia.
Probabilmente resterò qui, esattamente come stasera, a scrivere o leggere cose che poi verranno dimenticate o rimosse per quelle 4 o 5 persone con nome, cognome e faccia.
Ma di una forse non so il cognome e un'altra l'ho vista solo in fotografia.
martedì 16 giugno 2009
un posto bello e inutile, destinato a morire
oggi per la prima volta in vita mia ho sostenuto un esame universitario.
ho preso 30.
e non riesco ad evitare di postare per l'ennesima volta questa scena, il cui dialogo risulta sempre malinconicamente attuale.
domenica 14 giugno 2009
Les Bonbons
una canzone che ho sentito cantare in questi giorni da qualcuno che adoravo silenziosamente.
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